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STIl genere Chrysopelea, più comunemente conosciuto come serpenti volanti, rappresenta uno degli adattamenti evolutivi più straordinari nel mondo dei rettili. Si trovano principalmente nelle foreste pluviali tropicali dell’Asia meridionale e del Sud-Est asiatico e sono gli unici vertebrati privi di arti capaci di “volare” — anche se, scientificamente parlando, sono eccellenti planatori piuttosto che veri volatori.
Per passare da un ramo all’aria, un serpente volante si lancia e subito subisce una trasformazione fisica radicale: ritrae l’addome e allarga le costole verso l’esterno, raddoppiando la larghezza del corpo e cambiando la sua sezione da un cerchio a una forma concava a “U”. Questa forma funziona come una sorta di ala improvvisata, creando la portanza necessaria per restare sospeso nell’aria.
Una volta in aria, il serpente non cade semplicemente: esegue una continua e ritmica ondulazione laterale, muovendo il corpo con un movimento simile al nuoto che è essenziale per la stabilità. Questo movimento serpentino impedisce all’animale di ribaltarsi o rotolare a mezz’aria, permettendogli di planare per distanze fino a 100 metri (330 piedi). Utilizzano questa capacità unica per sfuggire ai predatori, spostarsi tra gli alberi senza scendere al suolo della foresta e persino per cacciare prede come lucertole e uccelli.
Nonostante il nome intimidatorio e la capacità di “piombare” dall’alto, sono generalmente piccoli — lunghi tra 60 e 120 centimetri (2-4 piedi) — e possiedono un veleno molto lieve, che non è considerato pericoloso per gli esseri umani.
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