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TOPer la prima volta in undici anni di mandato, il presidente della Repubblica ha deciso di presiedere personalmente una seduta ordinaria del Consiglio superiore della magistratura – una presenza che, di norma, si verifica solo in occasioni solenni come i primi plenum dopo le nomine o cerimonie ufficiali, non nei lavori ordinari quotidiani. Mattarella lo ha ricordato chiaramente: “Sono consapevole che non è consueta la presenza del presidente della Repubblica per i lavori ordinari del Consiglio. Per quanto mi riguarda, non si è mai verificata in undici anni”.
La scelta non è casuale e va letta nel contesto di un clima politico molto teso, segnato da settimane di scontri forti tra il governo e l’organo di autogoverno dei magistrati in vista del referendum sulla riforma della Giustizia del 22 e 23 marzo.
A inasprire le polemiche è stata, tra le altre, un’affermazione di Nordio nel presentare alcuni aspetti della riforma: parlando dell’attuale sistema di elezione dei membri del CSM ha parlato di un meccanismo “para‑mafioso” di correnti e consorterie interne, sostenendo che il sorteggio possa essere lo strumento per “eliminarlo”. Tali parole hanno provocato dure reazioni da più parti, con critiche anche dall’Associazione Nazionale Magistrati che ha definito queste espressioni offensive e lesive della memoria di chi ha lottato contro le mafie.
Non solo: nei giorni scorsi la presidente del Consiglio Meloni è tornata in più occasioni a criticare la magistratura, parlando di una parte “politicizzata” e strumentale in contrasto con le scelte del governo su temi come immigrazione e ordine pubblico. Questa recrudescenza di toni ha contribuito a creare un clima di forte polarizzazione, in cui la figura e l’autonomia del CSM sono diventate oggetto di un confronto politico ben oltre i termini tecnici dell’ordinaria dialettica istituzionale.
È in questo quadro che Mattarella ha voluto richiamare al rispetto reciproco tra le istituzioni, ribadendo il ruolo costituzionale del CSM e la necessità che tutte le altre istituzioni, esecutivo e legislativo compresi, ne riconoscano la dignità e l’autonomia
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